(TRA)VESTIMENTI CERIMONIALI

Maggio mese di celebrazioni: prende il via la calda stagione di sposalizi, prime comunioni, battesimi e festeggiamenti vari. Grandi adunate di amici e parenti, pranzi luculliani, maratone su tacchi o scarpe strette, tour de force in abiti più o meno scomodi, attillati, comodi, morbidi, belli e brutti.

Nei mesi del cerimoniale forzato, del tutti in Chiesa! sempre e comunque (anche fosse la prima ed unica volta in cui il battezzando o gli sposini ci metton piede), fanno capolino sempre più le cerimonie a tema. Perché non bastava il tour de force in sé e per sé, si doveva anche renderlo imbarazzante.

Yuppi…

Dunque, non sarà più sufficiente tirare fuori dall’armadio uno dei vostri abiti buoni. Ah! Potreste dover anche rispettare un dress code forzatamente anticonvenzionale, perché se della cerimonia non dovessero rimanere impressi i protagonisti, che si rendano in certo modo indimenticabili almeno i paramenti dei convenuti.

Che noia, però, spendere per un vestito nel quale non si crede veramente… Lo shopping forzato è triste, fastidioso, lascia quella sottile sensazione di aver buttato i propri soldi. Meglio rivolgersi ad una realtà come Atelier n. 8 dove, se non altro, si potrà trovare l’abito giusto ad un prezzo… leggero!

In quest’epoca di fenicotteri rosa, velluti e ottoni finto kitsch anni ’60, foglie recise di Monstera messe a bagno in vasi trasparenti (carino, le prime 55 volte) in quantità tali ormai da domandarsi se esista ancora una Monstera interrata con tutte le foglie al loro posto… in quest’epoca, dicevamo, fioccano le ispirazioni “tropical”, “Frida Kahlo” (dalla quale si copiano sempre le corone di fiori e i colori, ma mai baffi e monociglio… curioso…) e via discorrendo. Dunque, perfetto un abito lungo magari senza maniche, come quello di Florenzia che rispetta in toto i canoni della moda social più recente: colori vivaci, ma contrapposti, suggestioni animali e vegetali, ricca varietà di dettagli, ottima resa in foto.

A mezza via, tra la categoria “tropical”, “Frida Kahlo” & co. e la categoria “verde terra d’Irlanda” (sì, anche i fanatici di San Patrizio si sposano!), si attesta il lungo abito Provasoli in seta verde con fantasia a pesci e giacchino coordinato. Mentre tutto Irish è il vestito sartoriale vintage con top in macramè e gonna in voile: perfetto con una pinta di Guinness!

Per i costretti alla cerimonia a tema genericamente “vintage” le possibilità sono svariate e non necessariamente da ricovero. Evocazioni d’antan si ritrovano nel contemporaneo modello a fiorellini di Twin Set, che valorizza spalle e punto vita. Autenticamente anni ’70, ma con una linea ancora molto attuale è l’abito in mussola panna con fantasia a mughetti, già avvistato su Facebook!

Chi volesse osare, osare come non mai, fin quasi al limite della sovversione, può optare per il lungo abito vintage in cotone e pizzo che fa tanto La Casa Nella Prateria… sì, è bianco, ma di fatto è come se vi presentaste in una camicia da notte ottocentesca, non staranno a questionare sul colore dominante!

Per spiccare in una cerimonia anni ’20-’30 si potranno accorciare le lunghezze e sbizzarrirsi tra le frange e le paillettes di un abito in chiffon di seta oppure le applicazioni lavorate all’uncinetto a contrasto con lo chiffon del modello di Huevo Blanco: in entrambi i casi, si consiglia di abbinarvi lungo bocchino e pochette morbida.

Ancora fortunatamente rare, ma comunque possibili sono le feste “supereroi” e “cartoni animati”: spiazzate, allora, gli altri ospiti interpretando la madre di Wonder Woman nel lungo e splendido vestito anni ’70 in pregiata crepe de chine rosso fiammante, con evocativo inserto ricamato in vita; o deliziateli inneggiando ad una più europea Pocahontas con l’abito in pelle verde con applicazioni dorate e frange! L’uomo bianco non potrà che cascare ai vostri piedi!

Gli organizzatori guardano troppa tv e si sono fatti condizionare dalle celebrazioni a tema reality “gipsy” americano? Niente panico, potrete evitare i cento strati di sottogonna in tulle, optando per un abito lungo in paillettes con fantasia floreale a tinte accese o per il suo quasi alter ego di Jeannine con fantasia azzurra e rosa su fondo avorio: gipsy sì, ma con decenza!

Infine, per chi volesse porre l’accento sulla propria insofferenza verso questo genere di manie celebrative cascherà a proverbiale fagiolo il lungo abito in chiffon di seta azzurro polvere, dalla linea sobria ed elegante, ma di un brand dal nome più che eloquente: Nous Sommes Hysteriques!

Il punto esclamativo non è una nostra aggiunta.

Cento di queste cerimonie a tutti, da Atelier n. 8!